
Quando un’impresa registra una tensione di liquidità, la prima reazione è spesso cercare nuova finanza: un finanziamento bancario, una linea di credito, un’operazione di consolidamento oppure un’agevolazione pubblica.
Ma prima di scegliere lo strumento occorre compiere un passaggio decisivo: analizzare correttamente le cause del fabbisogno finanziario.
La mancanza di liquidità, infatti, non rappresenta sempre il problema. Molto spesso è soltanto il sintomo visibile di uno squilibrio che può avere origini profondamente diverse.
Individuare queste cause consente di costruire una risposta coerente con le reali esigenze dell’impresa. Al contrario, richiedere nuova finanza senza una diagnosi preventiva può significare rinviare il problema e aggiungere nuovo debito a una struttura che non è ancora stata riequilibrata.
Da dove può nascere il fabbisogno finanziario di un’impresa?
Il fabbisogno finanziario può essere generato da diversi fattori.
Può dipendere dalla crescita del capitale circolante: l’impresa aumenta le vendite, ma deve anticipare acquisti, personale e costi di produzione, mentre gli incassi arrivano successivamente.
Può derivare da investimenti finanziati con risorse a breve termine, creando un disallineamento tra la durata dell’investimento e quella delle fonti utilizzate.
Può essere causato da una concentrazione eccessiva delle scadenze finanziarie, da margini insufficienti, dall’aumento dei costi fissi oppure da un ciclo di incasso e pagamento non più sostenibile.
In altri casi, la tensione nasce da una crescita troppo rapida rispetto alla capacità finanziaria dell’impresa. Un aumento del fatturato, infatti, non comporta necessariamente un aumento immediato della liquidità e può, al contrario, assorbire risorse.
Per questo motivo non tutti i fabbisogni finanziari possono essere affrontati nello stesso modo.
Cause differenti richiedono soluzioni finanziarie differenti
Una corretta analisi economico-finanziaria può aprire a risposte molto diverse.
Se il fabbisogno nasce dal capitale circolante, potrebbe essere necessario intervenire sulle linee di smobilizzo dei crediti, sulla gestione delle scorte, sui tempi di pagamento dei clienti o sugli accordi con i fornitori.
Se deriva da investimenti già realizzati con risorse a breve, può essere opportuno riequilibrare la struttura attraverso un finanziamento di medio-lungo termine.
Quando il problema riguarda l’eccessiva concentrazione delle rate, la soluzione può essere rappresentata da un consolidamento del debito, costruito su una durata compatibile con la capacità dell’impresa di generare cassa.
Se il fabbisogno è collegato a un nuovo programma di sviluppo, possono essere integrate finanza bancaria e finanza agevolata, riducendo il costo complessivo dell’investimento e rendendo più sostenibile la quota a carico dell’impresa.
Se, invece, l’attività caratteristica non genera margini e flussi sufficienti, la nuova finanza non può essere considerata una soluzione autonoma. In questo caso occorre intervenire prima sul modello economico, sulla struttura dei costi, sulla marginalità e sull’organizzazione aziendale.
La stessa richiesta di liquidità può quindi condurre a strumenti completamente differenti. È la causa del fabbisogno, non il prodotto finanziario disponibile, a dover orientare la scelta.
Quali elementi deve considerare l’analisi finanziaria?
L’analisi non può limitarsi al saldo del conto corrente, all’indebitamento complessivo o all’importo delle rate in scadenza.
È necessario leggere congiuntamente conto economico, stato patrimoniale e flussi di cassa, verificando:
- come l’impresa genera e assorbe liquidità;
- quanto capitale circolante richiede il ciclo operativo;
- quali investimenti sono stati sostenuti e con quali fonti;
- come sono distribuite nel tempo le scadenze del debito;
- quale capacità di rimborso esprime la gestione aziendale;
- quale parte del fabbisogno è temporanea e quale è strutturale;
- se il nuovo progetto può essere sostenuto anche nella quota non coperta da agevolazioni;
- quale combinazione di capitale proprio, finanza ordinaria, straordinaria e agevolata risulta più equilibrata.
Solo al termine di questo percorso è possibile determinare l’importo realmente necessario, la durata corretta dell’operazione e lo strumento più adatto.
Prima l’analisi, poi il confronto con banche e investitori
Presentarsi a una banca o a un investitore con una richiesta generica di liquidità espone l’impresa al rischio di ricevere una risposta non coerente con il proprio fabbisogno oppure di non riuscire a rappresentare correttamente l’operazione.
Una richiesta finanziaria ben costruita deve spiegare:
- perché nasce il fabbisogno;
- come saranno utilizzate le risorse;
- quali effetti produrrà l’operazione;
- attraverso quali flussi verrà rimborsato il debito;
- in che modo la nuova struttura migliorerà l’equilibrio dell’impresa.
La domanda da porsi, quindi, non è soltanto:
“Quanta finanza possiamo ottenere?”
La domanda corretta è:
“Quale intervento può risolvere la causa del fabbisogno e sostenere concretamente lo sviluppo dell’impresa?”
L’approccio di Logos Advisory
In Logos Advisory l’accesso alla finanza parte dall’analisi dell’impresa e non dalla selezione preventiva di un prodotto.
Esaminiamo l’origine del fabbisogno finanziario, la capacità di generare cassa, la struttura del debito, gli investimenti programmati e la sostenibilità complessiva dell’operazione. Su questa base individuiamo le possibili risposte, integrando, quando opportuno, finanza ordinaria, finanza straordinaria e finanza agevolata.
Perché una buona operazione finanziaria non deve semplicemente mettere nuova liquidità a disposizione dell’impresa.
Deve rispondere a un’esigenza precisa, correggere uno squilibrio e creare le condizioni per una crescita sostenibile.


